Il piccolo complesso torre-prigione (in Piazza Caduti, a Thiesi) non è nato in un’unica fase ma è il risultato di una serie di interventi, dei quali non abbiamo alcuna notizia storica, ma che tenteremo di ricostruire utilizzando una serie di indizi.
Partiamo dal lontano 1400, quando la Corona di Aragona riesce a conquistare tutta la Sardegna ed il sovrano infeuda buona parte dei territori dell’isola; il feudo di Montemaggiore, composto dai comuni di Thiesi, Bessude e Cheremule, viene affidato ai fratelli Manca, la cui famiglia lo gestirà, con diversi passaggi, sino allo scioglimento del 1800.
Il piccolo villaggio di Thiesi, sorto alle spalle dell’antica parrocchiale di Santa Maria Ostana (ora distrutta), si era esteso occupando l’attuale centro storico di primo impianto detto “Sas Rocchittas”.
La famiglia Manca costruisce la nuova parrocchiale di Santa Vittoria, a nord, e la casa ducale, a sud, controllando di fatto tutto il centro abitato. La residenza fortificata occupava una parte dell’attuale edificio comunale e la piazza doveva essere molto più ampia se, ancora nel 1800, una parte risultava, nelle mappe di quel periodo, non edificata. Il principale ingresso al paese era lì a due passi, all’interno di una vallicciola che, inerpicandosi tra i costoni rocciosi, da san Giovanni portava ai piedi di una sorgente posta nello slargo di via Matteotti. Il feudatario fece costruire una torre che, ostacolando l’antico passaggio verso il paese, costringesse le persone in entrata e in uscita dal borgo a transitare davanti al palazzo ducale. La piccola valle, nella parte bassa, fu convertita nel tempo in una ampia gradinata acciottolata, , mentre quella alta fu riempita, livellata ed edificata successivamente. L’acqua della fonte fu raccolta in una vasca-cisterna, chiusa lateralmente e coperta con una volta a botte provvista di un foro dal quale poteva essere prelevata dall’alto con i secchi; fu praticamente trasformata in quello che tutti chiamavano “su Puttu de Mesu Idda”. L’acqua di risulta, che scorrendo nella valle andava ad incontrare la base della torre appena eretta, fu incanalata in una galleria che, seguendo la via Matteotti, la portava verso la zona fortificata, all’interno del vecchio mattatoio costruito alla fine del 1800. Qualcuno ha ipotizzato che la galleria sia stata usata come via di fuga in caso di assedio al palazzo ducale, sembra comunque poco probabile una fuga verso il centro abitato che sarebbe stato il primo ad essere occupato.
E’ questa quindi l’ipotesi più accreditata sulle motivazioni che hanno indotto i Manca a costruire la robusta e importante torre, ovvero il controllo dell’ingresso principale del paese e, dal terrazzo, dei punti di transito verso Romana, Villanova Monteleone, Ittiri, Alghero, nella valle sottostante, e verso Bessude, Siligo, Banari e Sassari, nella piana del Riu Ettori. Uno scavo archeologico effettuato all’interno di alcuni ambienti della torre-prigione ha fatto emergere un piano inclinato di accesso alla porta della segreta e tracce murarie non ben definite che si potrebbero identificare meglio con la prosecuzione degli scavi all’esterno del complesso. Queste tracce murarie sono certamente antecedenti all’erezione della torre per cui farebbero pensare ad un più antico insediamento di controllo dell’accesso al paese.
Quando, anche a Thiesi, arrivarono le nuove idee urbanistiche rinascimentali, il paese si estese aprendo vie regolari e abbastanza lineari e nuovi accessi al centro abitato per cui probabilmente la torre inizia a perdere la primitiva e principale funzione; non è quindi improbabile una trasformazione in luogo di detenzione.
Siamo nel 1600, e fu allora forse che, per motivi non ancora individuati, si aggiungono alcuni ambienti nella parte anteriore coprendo una antica rampa di accesso alla porta del seminterrato eretta quando non erano stati ancora eseguiti i livellamenti della piazza. Di queste espansioni si conserva solo un ambiente voltato a botte corrispondente all’attuale cella femminile; degli altri è visibile la base perimetrale, alta circa un metro, sulla quale è stato adagiato un nuovo e più sottile muro elevato per costruire un unico e ampio locale. Nei primi decenni del 1800, lo Stato Sabaudo istituisce la Pretura Mandamentale e l’annessa Prigione zonale. Si eseguono quindi nell’esistente complesso alcuni lavori di adattamento:
a) si tramezza l’ampio locale per ottenere due nuovi ambienti: una cucina-soggiorno, provvista di ampio camino-forno e una stanza da letto per il custode;
b) si apre una finestra nella cella femminile e nell’attigua camera da letto del custode;
c) si recinta il cortile con un alto muro di cinta;
d) si prepara, nella cella femminile e nella cella seminterrata, una latrina con canale di spurgo verso l’esterno.
e) altri interventi sono rilevabili dalle delibere comunali della fine dell’ottocento e della prima metà del 1900: la costruzione di un pozzo nero nel cortile con sopra una nuova, e igienicamente più adatta, latrina; la chiusura della scaletta (ricavata dentro lo spessore murario) che portava dal primo piano al terrazzo a causa delle frequenti fughe dei prigionieri attraverso i tetti; la copertura del terrazzo con un tetto a due spioventi in quanto non si riusciva a frenare le infiltrazioni delle acque meteoriche attraverso la volta della cella superiore.
Non sappiamo se, antecedentemente a questa nuova istituzione ottocentesca, la prigione fosse sempre presso la torre; è però certo che che a Thiesi era presente un edificio a scopo detentivo sin dal 1600, data dalla quale si rileva, nei registri delle morti, la sepoltura di detenuti.
Oggi non abbiamo elementi per capire perchè la popolazione in rivolta contro il duca abbia incendiato e demolito il palazzo feudale risparmiando la torre, simbolo forte dell’oppressione se, come si suppone, fosse stata già adibita a locale di detenzione. Una spiegazione potrebbe trovarsi nell’ipotesi che la stessa torre-prigione sia stata usata dai rivoltosi per rinchiudervi i servi e i funzionari ducali catturati durante la sommossa. Nell’architrave della porta, che dal cortile comunica con il soggiorno, si trova inciso un decoro ad arco inflesso (più comunemente detto “fiammella catalana”) e la data 1793. La tipologia della decorazione sembra riferibile ad un periodo collocabile fra la fine del 1600 e i primi del 1700 per cui la data si presume sia stata aggiunta successivamente anche in considerazione del fatto che si trovi incisa su un unico lato (in alto a sinistra) e non suddivisa con due cifre a sinistra e altre due a destra com’era usuale in quel periodo.
Riguardo alla zona fortificata, e allo stesso paese difeso dalla particolare posizione geografica e dai frontoni di roccia che lo circondano, gli stessi toponimi sembrano dare la conferma di questa situazione; la zona immediatamente sottostante il paese è ancora detta “Suttarocca” certamente non ad indicare la roccia ma la rocca-fortificazione in quanto il centro storico corrispondente è doniminato “Sas Rocchittas”. Quest’ultimo toponimo non allude a probabili affioramenti di roccia in quanto in sardo si sarebbe usato “sas codinas”; a conferma di questa ipotesi si è rilevato che a Macomer una parte del centro storico viene chiamato “Sa Rocchitta” che il prof, Francesco Cesare Casula, studioso e docente di storia medioevale, indica come zona fortificata.
L’antica via Matteotti, detta “Carrela de Puttu” per la presenza della fonte-cisterna citata in apertura, non aveva un diretto contatto con la gradinata di San Giovanni e quindi con l’ingresso al paese in quanto vi era della roccia irregolare (fidi a iscameddos) che consentiva ma con difficoltà solo il traffico pedonale. Verso la fine del 1800 o i primissimi anni del 1900 si è proceduto ad un graduale abbassamento del piano stradale con la conseguente distruzione della parte bassa della galleria che si ridusse a un canale fognario. Testimoni di tale abbassamento di livello sono ancor oggi le ampie gradinate che prospettano alcuni edifici, costruite onde consentire di raggiungere i primitivi ingressi rimasti ad una certa altezza dal nuovo livello.
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