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Thiesi e il suo territorio conservano alcune testimonianze risalenti al periodo romanico-giudicale; purtroppo alcune emergenze sono in stato di rudere e di altre si conserva solo il toponimo. Si sono comunque mantenute in discreto stato di conservazione due chiese: Santu 'Ainzu, posta in "sa Tanca" della famiglia Garau, e Santu 'Eneittu, la probabile parrocchiale del distrutto paese di Ibili, in "su Campu de Thiesi".
Considerando l'importanza che questi due monumenti rivestono nel patrimonio culturale del paese, il TAG ha ritenuto utile organizzare una visita guidata che consenta di poterli raggiungere attraverso una escursione che si farà, totalmente a piedi, Domenica 19 Ottobre partendo dall'abitato di Thiesi, con raduno in piazza del Comune alle ore 9.


DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Si percorre il paese e si raggiune la zona nuova dove si infila il viottolo di Iscala de Rena che si percorre sino alla statale 131 bis per Ittiri-Alghero; questa va seguita per un breve tratto. Si entra nella strada di Bisittu e si va su, per qualche chilometro, sino ad entrare nel cancello di "sa Tanca de Santu Ainzu". Mentre si percorre la stradina di accesso al pianoro, si intravvede tra la vegetazione un piccolo nuraghe posto a sinistra poco prima della fine della salita.

Poco più avanti, si costeggia l'azienda agricola e si visita la chiesetta romanica di Santu Ainzu; si tratta di un ambiente ad aula di dimensioni medie. La facciata, a capanna, è in pietra a vista con conci squadrati; vi si apre una porta non larga e provvista di arco; sui lati vi sono due monofore per parte e sul retro l'abside. L'edificio è provvisto di volta a botte probabilmente costruita in epoca post-rinascimentale così come l'altare e il pavimento lastricato. La sobria eleganza sembra riferire la costruzione a maestranze di derivazione lombarda. L'edificio di culto è dislocato all'interno del giardino pertinente alla villa campestre della famiglia Garau che vi si affaccia sul retro. Si tratta di una costruzione a due piani di impostazione classica costruita probabilmente verso la fine del 1800.

Dello stesso periodo una serie di costruzioni poste in modo da chiudere un'ampio piazzale: una, probabilmente usata come fienile, è caratterizzata dalla presenza di arcate in facciata; un'altra comprende la casa del pastore e una casera (caseificio) provvista di argano in legno; un'altra ancora è pertinente al fianco della villa. Sul alto restante sono stati edificati una decina di anni fa, un magazzino e una casetta usata dai proprietari dopo aver dismesso la residenza più grande e per questo troppo impegnativa.

Dal piazzale si passa ad un chiuso dove si trova una calcara (unu furraghe) di considerevoli dimensioni; in funzione nella prima metà del 1900, pare rifornisse di calce tutto il paese e i centri vicini.

Se il tempo lo consente ci si addentra nel bosco che conserva ancora querce di notevoli dimensioni e si raggiunge la zona che si affaccia sul lago Bidighinzu dove si trovano due piccoli coni vulcanici e una cava di pietra basaltica dichiarata di interesse scientifico in quanto vi si reperiscono dei noduli di magma che pare arrivino da considerevoli strati di profondità. Si raggiunge la valle dove, prendendo la strada di Santu Nigola si raggiunge la 131 bis e si prosegue verso Ittiri-Alghero.

Non lontano si incontra l'ottocentesco ponte "de Trevoga" costruito per consentire ai pastori di Thiesi di raggiungere le proprie campagne quando il fiume era in piena. Nella costruzione sono stati impiegati i conci recuperati dalla demolizione della vicina chiesa romanica di Santu Giolzi; i due parapetti e gli intradossi delle arcate sono infatti composti da blocchetti litici dalla tipica lavorazione romanica. Tra gli altri si possono vedere tre conci riferibili a monofore decorate.

Si ripercorre in senso inverso la 131 bis e si inforca la strada per Romana curando di abbandonarla dopo poche centinaia di metri per inserirsi in quella che ci porterà a "su Campu de Thiesi". Nel passare si potrà dare un'occhiata a sinistra per vedere Thiesi adagiato sull'altopiano ed il periferico santuario di Seunis; a destra si vede uno degli esempi di edilizia rurale ottocentesca, "sa Casina", costruito dalla famiglia Peddi forse contemporaneamente a due mulini ad acqua, posti più avanti nella strada per Romana.

Per raggiungere su Campu de Thiesi è necessario proseguire nella strada sfaltata e, arrivati ad un bivio a "T", prendere a sinistra. Dopo circa un chilometro la strada asfaltata prosegue con un curvone a destra, di fronte c'è una stradicciola che prosegue verso l'altopiano di Corraile, mentre a sinistra si percorre un viottolo che ci porta alla chiesetta romanica di Santu Eneittu, che già si intravvede alla base dell'altopiano. Sebbene l'edificio non abbia più il tetto, il suo stato di conservazione non è drammatico ma si impone un restauro in tempi brevi per evitare che alcune parti lesionate possano crollare. E' composta da un'aula di medie dimensioni, provvista di abside; è costruita con pietrame misto: più curata la parte bassa dove sono stati impiegati dei conci piccoli di calcare; di frettolosa esecuzione la parte alta composta da pietrame misto. La porta principale e quella secondaria (a sn.) hanno un architrave sagomato "a capanna" (altrimenti detto "timpanato"); tale tipo di trave è presente in diversi edifici romanici (per es. Santa Giusta di Oristano) mentre in zona è stato rilevato nel muto dell'antico cimitero di Thiesi ed in una porta murata dell'antica chiesetta campestre di N.S. di Arana a Bonnanaro. Non vi sono finestre se si esclude la monofora dell'abside e una stretta feritoia posta sul lato destro in fondo non lontano dalla zona presbiteriale.

Si ritorna all'incrocio per andare avanti nella stradicciola (che più avanti diventa viottolo) che ci porterà all'altopiano di Corraile, anche se poco prima di raggiungerlo, pieghero a destra per dirigere alle domus de Janas di " sa Pedraia" ( apri la scheda sulla necropoli). E' il momento di osservare Montiju de Massa e di raccontare la storiella del grano e della paglia. "Viveva in quelle terre una ricca signora che produceva tanto grano da formare una collina ed altrettanta paglia. Passò di lì un poverello che le chiese di avere un paio di pugni di grano; la donna rifiutò motivandolo con il fatto che doveva dare da mangiare a tanti servi. Il povero chiese allora un pò di paglia; ma anche questa fu negata perchè utile per gli animali della fattoria. Il disgraziato, che altri non era che Gesù, si arrabbiò e trasformò il grano e la paglia in terra; ancora oggi è possibile vederne i due mucchi: il grano più regolare, la paglia un pò frastagliata".
Si tratta di una necropoli ipogeica composta da sei tombe; due sono particolarmente interessanti: una perchè ha nell'anticella due protomi taurine (teste di toro) scolpite a risparmio nella viva roccia nonchè la riproduzione di un tettuccio spiovente sul davanti a ricordare le abitazioni usate nel periodo in cui la tomba fu utilizzata (Neolitico e Eneolitico); l'altra è interessante perchè una cella è provvista di un pilastro centrale e di un rialzo piatto a ricordare il letto (piano di decubito). Sulla sinistra della necropoli sono evidenti i colpi di piccone e i tipici gradoni di una cava, quella che ha dato il nome alla zona (sa pedraia = la cava). Nella zona sono presenti a Birgusa, quasi di fronte, altre domus che in questa visita non è possibile visitare per rispettare i tempi di percorrenza.

Lasciata sa Pedraia alle spalle, si raggiunge la strada asfaltata che da Thiesi-Cheremule raggiunge l'altopiano e si procede in senso inverso sino ad incontrare i uderi dell' antica chiesa di Santu Chirigu che si intravvede dalla strada. Dell'edificio si conservano solo tracce dei muri laterali e si intuiscono i limiti della facciata e della parte posteriore. In questa località si trovava un monastero mediovale che dipendeva dalla chiesa di San Pietro di Silki a Sassari; lo sappiamo perchè nel condaghe (registro contenente gli atti notarile) di San Pietro vi è una parte dedicata al condaghe di San Quirico di Sauren. Sauren dovrebbe corrispondere all'attuale toponimo "sa Rena" che indica le campagne vicine alla chiesa; lo stesso toponimo "Badde Serena" sembra sia una deformazione del corretto "Badde sa Rena".

Si prosegue sino ad incontrare un viottolo che ci farà scendere a valle percorrendo l'antica via di collegamento di Cheremule con Thiesi; si risale verso il centro abitato sino ad incontrare il santuario di San Giovanni. Si tratta di un edificio costruito nel 1600 con interventi del 1700, ma conserva una preesistenza romanica nell'ambiente occupato dall'altare. Non è improbabile che la chiesa abbia sovrapposto il rito cristiano ad uno più antico forse praticato all'interno di una grotticella o riparone poi demolito per erigere l'edificio attuale.

Si rientra a Thiesi percorrendo la gradinata acciottolata di gusto medioevale ma forse ricostruita nel 1800 e che porta alla Torre Prigione ( vai alla scheda sulla Torre). L'arrivo in piazza del Comune è previsto per le ore 16/17,00.

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